La valle di Logulentu, situata a breve distanza dal centro urbano di Sassari, a meno di un km, è un luogo ricco di storia, natura rigogliosa e poesia, spesso descritto come un “Eden” nascosto. Conosciuta come la “Valle dei Mulini”, questa zona rappresenta un connubio tra archeologia industriale e paesaggio rurale, da sempre fonte di ispirazione. Nel 1834, lo scrittore e viaggiatore francese Antoine-Claude Pasquin (detto Valery) descrisse Logulentu come “la parte più piacevole dei dintorni di Sassari”, elogiando le sue tonalità di verde e le sfumature della sua vegetazione.
La bellezza straordinaria di questa lussureggiante vallata ha ispirato racconti e leggende. Alcuni racconti popolari, che mescolano realtà e finzione, parlano di antiche dimore, come la Casa Dequesada, e persino di presenze soprannaturali e “streghe” che si aggirano tra i sentieri alberati.
Presente anche un Ipogeo”, utilizzato in epoche diverse si trova nel sottobosco appena sopra il binario del treno che passa appunto per quello che viene chiamato “l’Ipogeo sassarese”. Un Ipogeo nato
come luogo di sepoltura e poi utilizzato in tempi diversi come luogo di culto e poi per la produzione di olio e vino.Oggi, l’amministrazione comunale di Sassari sta recuperando la rete dei sentieri che collegano Logulentu, Monte Furru, Monte Bianchinu e altre zone del circondario di Sassari, valorizzando il percorso ad anello di circa trenta chilometri che cinge la città, rendendolo fruibile per escursioni a piedi o in bicicletta.

Logulentu o “Lucus Lentul” è menzionato negli studi geografici e storici di Alberto Ferrero della Marmora (Torino, 1789-1863), un generale, geografo e naturalista piemontese famoso per la sua approfondita esplorazione scientifica della Sardegna nell’Ottocento. 

In particolare, il termine appare nel contesto della sua
opera Itinerario dell’isola di Sardegna: viene descritta come una graziosa valletta, il cui nome deriva dal latino lucus Lentuli (“bosco sacro di Lentulo”).
opera Itinerario dell’isola di Sardegna: viene descritta come una graziosa valletta, il cui nome deriva dal latino lucus Lentuli (“bosco sacro di Lentulo”).Nella descrizione di Della Marmora, la zona è caratterizzata da una vegetazione rigogliosa e diverse varietà di piante.
Ha dedicato gran parte della sua vita allo studio della Sardegna soggiornandovi per circa 13 anni tra il 1819 e il 1857), pubblicando anche il celebre Voyage en Sardaigne.

Logulentu è un autentico sentiero della memoria che collega passato, presente e ci auguriamo anche futuro, che raccoglie colori e profumi per la ricchezza di innumerevoli specie di piante endemiche, bagnato da due fiumi, con un vivido profumo di terra che si mescola con la delicatezza del germogliare della fioritura,
ma anche sapori per la vastissima concentrazione di frutteti “che ci fanno tornare bambini”.
ma anche sapori per la vastissima concentrazione di frutteti “che ci fanno tornare bambini”.Sapori dimenticati.
Tempi in cui ci si arrampicava sugli alberi per raccogliere melappiu, mele miali, arance, limoni, mandarini, ciliegie, pesche e la bellezza di vivere ed essere parte di un disegno naturale che riempiva le giornate di spensieratezza e gioia tra il rigoglio della primavera e i caldi pomeriggi d’ estate.
Mio nonno ha vissuto a Logulentu per tutta la Vita, nei racconti ancora vivi della nostra memoria di come un nodo di sentieri così importanti per il territorio che collegava i più fiorenti scambi commerciali, il cosiddetto “baratto” con prodotti di pregiata qualità del territorio come olio, miele, frutta, in cambio di formaggio, farina, grano e tutto ciò che all’ epoca non era solo fonte di sostentamento ma un modo di vivere che univa rapporti umani con altri paesi come Osilo, Sennori, San Lorenzo e Santa Vittoria, dove ognuno trasportava ciò che lavorava attraverso asini, muli e cavalli. Questo pensiero regala il desiderio di camminare su quelle strade che sono radici profonde del nostro passato, della nostra identità e della nostra memoria.

In sintesi, Logulentu è uno scrigno di biodiversità, uno dei più vasti insediamenti di agrumi del territorio, e storia locale, un luogo dove la natura e le tracce dell’operosità passata si fondono, creando un’atmosfera poetica e sospesa nel tempo, a pochi chilometri dalla frenesia cittadina.
Per vivere una giornata diversa dalla routine, per attraversare queste mulattiere, questi affascinati sentieri, dove l’unico suono presente è il canto degli innumerevoli specie di uccelli, per respirare ancora quei profumi diventati così rari, non c’è la necessità di prendere l’auto, il punto di partenza da Sassari è il capolinea della Linea 3 (Monte Furru) dei mezzi pubblici.
In alternativa, sempre il capolinea della linea 1B (Chiesa – San Francesco).
In solitario sarebbe l’ideale perché li i falchi non volano a stormi!
Passeggiare in questo territorio rappresenta un respiro profondo che ti avvolge dentro un panorama così antico che diventa un Viaggio nel tempo di inestimabile bellezza!



