Tronos Digital - Distribuzione digitale per artisti ed etichette Home

Recent posts: Tronos

Bloogfolk – Brinca

Fra i dischi usciti in Sardegna nell’ultimo periodo ce n’è uno di cui si parla con insistenza e per cui, già prima dell’uscita, si registrava una certa attesa. Parte del mercato discografico sardo è ancora veicolato dai cosiddetti “bancarellari”, commercianti ambulanti che girano le feste di paese esponendo la loro mercanzia (cd e le vecchie musicassette) su tavoloni di varie dimensioni e che diffondono la musica con impianti che spesso superano il volume del gruppo che si esibisce sul vicino palco della festa. Il disco più suonato in questa stagione è proprio “Brinca”: un’ora di musica dedicata al ballo sardo, tradizionale ma con diverse concessioni, nel sound e nell’impalcatura armonica, al progressivo. Paride Peddio, organettista di Desulo (NU) e il launeddista e suonatore di sulittu (flauto di canna tipico della tradizione sarda) e trunfa (lo scacciapensieri) Jonathan Della Marianna, ogliastrino di Escalaplano, sono fra i migliori strumentisti della nuova generazione, giovani e ambiziosi, con già alle spalle anni di piazze e rassegne con gruppi folkloristici e formazioni da ballo. Paride Peddio, appena ventiquattrenne, è nipote del grande Bengasi, al secolo Salvatore Peddio, uno dei grandi protagonisti dell’organetto sardo del novecento, protagonista della scena musicale sarda sin dagli anni ’60. Jonathan è allievo di Orlando Mascia, ottimo polistrumentista che all’insegnamento delle launeddas ha dedicato buona parte della sua attività. Il disco ospita una buona dose di musicisti di grande valore, Elena Ledda in primis, che regala la sua voce al “Ballittu Cantau”, già parte del repertorio della cantante campidanese, poi Beppe Dettori (ex voce dei Tazenda) che canta in “Anninnora” (la danza di Desulo), introdotta da un bellissimo ballo campidanese eseguito al sulittu, e in “No Potho Reposare”, il brano sardo più famoso, esempio di canzone pop ante-litteram che festeggia quest’anno i cento anni della sua composizione. Fra gli altri musicisti coinvolti l’ottimo cantante Carlo Crisponi, l’armonicista Federico Di Chiara, molto felici le sue intuizioni country-blues in un paio di brani, e il chitarrista Davide Pudda, efficacissimo nell’accompagnamento. Nel disco si succedono i diversi “modi” del ballo sardo, dal Passu Torrau, a su Passu ‘e Trese a Su Dillu, ed è sempre l’organetto di Paride a condurre il gioco, con i flauti e le launeddas di Jonathan che fioriscono e arricchiscono l’offerta sonora. Notevoli i tre soli: “Scal’e Oru” (dall’antico nome del paese di Escalaplano) affidato alle launeddas e i due dell’organetto, ambedue dedicati da Paride al nonno Bengasi, in uno dei quali il giovane organettista si esibisce anche come cantante. Nel disco, attribuito a entrambi i musicisti, è la figura di Paride Peddio che si ritaglia il ruolo di protagonista; preciso ritmicamente e originale nelle figure melodiche, nonché nell’armonizzazione (vedi le progressioni di “Passu Torrau”), virtuoso ma mai debordante come invece spesso capita a chi sa di essere molto bravo, è attorno a lui che si costruisce tutta la struttura del sound dove tutti gli altri attori in campo, gli strumenti di Jonathan Della Marianna in primis, poi l’accompagnamento della chitarra e le voci degli ospiti, hanno sempre una parte comunque imprescindibile.

Gianluca Dessi

Fonte: Bloogfolk

10 agosto 2016 Senza categoria Read more

Paride Peddio & Jonathan Della Marianna – Brinca

Paride Peddio and Jonathan Della Marianna, are two young virtuosos of traditional Sardinian music.

Brinca means “Jump”and this their first album contains reporposed in a new and original way, to listen to,but above all to dance. They are joined by Carlo Crisponi and Federico di Chiara, singers of the new Sardinian folk scene, and guitarist Davide Pudda.To further enrich the line-up two special guests: Elena Ledda, internetionally known as the most beautiful voice of Sardinia, and Beppe Dettori former singer of Tanca ruja and Tazenda. “Brinca”, with the strength of these amazing young performers, demonstrates once again the vitality of a unique tradition in the Mediterranean.

Fonte: Proper

10 agosto 2016 Senza categoria Read more

Dieci motivi per cui un concerto è meglio di un fidanzato

1. Puoi farteli tutti e nessuno ti darà della poco di buono.

2. Rimarrà sempre nel tuo cuore anche se l’hai visto una volta sola.

3. Ti accetta come sei. Alta, bassa, magra, grassa, coi buchi alle orecchie, coi tatuaggi, bianca come la morte, scura come il 99% fondente.

4. Una transenna è per sempre, altro che diamanti.

5. Puoi puzzare tranquillamente, nessuno profuma a un concerto.

6. Non serve che ti depili le gambe.

7. Puoi urlare, cantare, ballare, piangere, ridere, dare il peggio di te senza paura di perderlo.

8. Anche se è il primo, non c’è mai imbarazzo

9. Puoi farlo ovunque: allo stadio, su un prato, in un’arena, in teatro, ma anche nel salotto di casa.

10. Ti fa sentire viva, tanto da buttartici a capofitto. Ed è così che un uomo dovrebbe farti sentire.

Fonte: Rockit.it
di Martina Fantuz

8 agosto 2016 Senza categoria Read more

Brinca – Paride Peddio

Paride Peddio,nato a Nuoro il 27.04.1991 residente in Desulo via Cagliari 117,suonatore di organetto diatonico è nipote di Salvatore Peddio noto Bengasi conosciutissimo in tutta la Sardegna.
Ha esordito all’età di sei anni avvalendosi del titolo di più giovane organettista della Sardegna.
La sua prima esibizione fu alla “Rassegna dell’Organetto” organizzata in occasione della Festa di San Giovanni a Nuoro e ha conseguito il 1°Premio. Nello stesso anno è ospite d’onore nella Rassegna Folk San Sebastiano a Desulo.
Nel 1998 si aggiudica il 1° Premio nella manifestazione “Nuoro per l’Arte” ed ha partecipato a numerose rassegne in varie località della Sardegna. Nel 1998 ha partecipato, alla manifestazione “Una città per Cantare” svoltasi a Olbia;
Sempre nello stesso anno ha ottenuto il 1°Premio riservato ai giovani artisti dilettanti nella rassegna svoltasi a Santa Maria Navarrese; a fine 1999 inizia ad accompagnare con lo strumento il Gruppo mini folk Montanaru di Desulo.
Sin dai primi anni si è esibito in diversi programmi delle tv locali.
È stato ospite d’onore al saggio finale della scuola civica di musica di Orani (1998-1999).
Sempre nel 1999 prima incisione musicale in un cd “Sonos de Barbagia”promosso dal BIM Taloro,rappresentando Desulo.
Nel luglio 2000 rappresenta la Sardegna al 7° Festival Internazionale settore Giovani di Tempio Pausania.
Anno 2000 si esibisce col mini gruppo Folk Montanaru a Verona durante la “Settimana Sarda”ospite del circolo dei Sardi S.Satta di Verona.
È il 2000, Paride Peddio viene premiato con una medaglia d’oro (Maestro del Folklore),in relazione alla sua tenera età, dall’Ente Provinciale per il Turismo nel festival del Folklore svoltosi a Nuoro nel mese d’Agosto. l’attività continua per anni, esibizioni anche a carattere benefico, per L’AUSER di San Teodoro, a Manu Tenta per il Brasile, Pro-Roberto oltre alle varie esibizioni per tutte le Associazioni di volontariato del proprio paese.
Nel 2002 prima esibizione all’estero, rappresenta la Sardegna insieme al Coro Montanaru di Desulo alla settimana Sarda di MARBACH in GERMANIA.
Ulteriore premio conquista nel 2005 al Festival Rockamicizia che si svolge annualmente a Lanusei,aggiudicandosi il primo posto ex-equo insieme al cantante Valerio Scanu.
Dal 2006 suona in varie piazze dell’isola accompagnando il Gruppo Folk Sant’Antonio Abate di Desulo, nel 2006 è presente a Udine all’inaugurazione del circolo dei Sardi intitolato al poeta Desulese Antioco Casula “MONTANARU”.
L’attività continua con l’esibizione in diverse Sagre e feste paesane. Oltre ad accompagnar il Gruppo folk di Desulo,si è esibito coi Gruppi folk di Laconi, Tonara, Atzara, Sorgono, Nuoro e Uta, Sestu e villanovatulo.
Attualmente componente del gruppo “KANTIDOS”.

11 luglio 2016 Senza categoria Read more

Animas – Cuncordu de Orosei

La polivocalità sarda occupa un posto di rilievo internazionale all’interno dei repertori trasmessi oralmente. Tra i gruppi dei cantores a quattro voci, per competenze musicali, documentazione comunitaria, per varietà di repertorio, stile di ricerca e qualità delle incisioni, su Cuncordu de Orosei ha sempre primeggiato. Ho conosciuto tre degli attuali cantori nei primi anni ottanta nel fervore dei miei studi giovanili, quando, supportato da mio padre Giuseppe Mercurio, ho iniziato a svolgere a Orosei un ‘estesa campagna di ricerche etnomusicologiche. Tali ricerche sono proseguite sotto la guida dell’indimenticabile magister Roberto Leydi e di Pietro Sassu, in ambito universitario.
Tra i giovani cantori, Martino Corimbi era già allora considerato l’intellettuale del gruppo, figura di riferimento all’interno della confraternita di Santa Croce nella quale i cantores, coordinati da tziu Antoni Maria Nanni, si ritrovavano due o tre volte alla settimana, con encomiabile serietà e costanza, per esercitare la tecnica polivocale paraliturgica. Franco Sannai era basso formidabile, perla rara, capace di adattare con ottimi risultati la tecnica vocale al canto religioso e a quello gutturale profano. Sempre a tenore, ma con un altro gruppo, cantava appassionatamente anche Giovanni Rosu, voce robusta, capace di conferire al canto quella giusta staticità e serietà indispensabili nei canti religiosi. Il più giovane del Cuncordu, Paolo Burrai possiede due doti vocali invidiabili, quelle di super cantare con espressività e di sapersi lasciare guidare dai cantori più anziani. Ha iniziato a frequentare le confraternite, giovanissimo, per cui anche lui ha ormai consolidato un’esperienza quasi ventennale.

Paolo Mercurio

11 luglio 2016 Senza categoria Read more

La musica, comunicazione e linguaggio

La musica è forse l’unico esempio di quello che avrebbe potuto essere – se non ci fosse stata l’invenzione del linguaggio, la formazione delle parole, l’analisi delle idee – la comunicazione delle anime.
(Marcel Proust)

23 gennaio 2016 Senza categoria Read more

Il Soccombente

A un corso di Horowitz, a Salisburgo, si incontrano tre giovani pianisti. Due sono brillanti, promettenti. Ma il terzo è Glenn Gould: qualcuno che non brilla, non promettente, perché è. Una magistrale variazione romanzesca sul tema della grazia e dell’invidia, di Mozart e Salieri, ma ancor più sul tema terribile del “non riuscire a essere”. Bernhard sembra avere scritto questo romanzo come Gould suonava: «per così dire dal basso verso l’alto, non come tutti gli altri dall’alto verso il basso». Fin dai primi tocchi, cupi e leggeri, avvertiamo che il libro è la storia di una disputa inestinguibile, che procede nella vita e nella morte: quella tra la Forza e la Debolezza. E, se la Forza appare sul fondo, nella spietata esclusione, da parte di Gould, di tutto ciò che non sia perfetto, si può dire che rare volte l’epos della Debolezza si sia articolato con i tratti grandiosi, e anche la sinistra comicità, che incontriamo nelle vicende di Wertheimer. Quest’uomo che della debolezza ha la vocazione è al tempo stesso pieno di talenti, di qualità e di intelligenza. Il suo soccombere è un processo sotterraneo, sottile, che lo distrugge, ma tende a distruggere anche gli altri. Nella sua debolezza, Wertheimer ha il fascino pernicioso di chi attira gli altri nella propria rovina. Alla fine, giunti a una sorta di vertigine nell’arte della variazione, ci accorgiamo che Wertheimer, il soccombente, ha costruito pezzo per pezzo, nella vita e nella morte, una sorta di doppio beffardo, un’ombra sfigurata della perfezione di Gould, quale ultima vendetta della debolezza contro la grazia. Il soccombente è stato pubblicato in Germania nel 1983.

 

 

 

 

photo1

21 gennaio 2016 Senza categoria Read more

Beethoven, la musica gli veniva dal cuore?

Secondo l’ipotesi di alcuni ricercatori, molte delle composizioni del musicista rifletterebbero le aritmie cardiache di cui è verosimile soffrisse.

Era davvero musica che veniva dal cuore quella di Beethoven: le composizioni del musicista sarebbero influenzate dall’andamento del suo cuore.  I ritmi di alcune delle sue composizioni più famose e visceralmente toccanti sarebbero influenzati dalle aritmie cardiaca di cui il compositore probabilmente soffriva. È l’ipotesi di tre ricercatori, un musicologo, un cardiologo e uno storico della medicina dellaUniversity of Michigan e della University of Washington.

DISTURBI MISTERIOSI. Si è sempre speculato sulle numerose malattie di cui il compositore avrebbe sofferto fin da giovane, dall’asma alla sindrome del colon irritabile, da malattie renali alla cirrosi epatica. E gli storici si sono anche interrogati su come i disturbi fisici del musicista potrebbero averne influenzato l’arte. Uno degli esempi più noti è la sordità, da cui Beethoven fu affetto fin da giovane e che avrebbe influenzato il suo stile via via che progrediva. Ma è stata avanzata anche la teoria che certi motivi ritmici nella sua musica siano una trasposizione di irregolarità del ritmo cardiaco di cui è verosimile soffrisse in associazione con gli altri suoi disturbi fisici.

L’esempio citato da alcuni studiosi è l’Opus 81a, la sonata per pianoforte n. 26, che contiene nel movimento di apertura delle pause importanti e un ritmo galoppante e sincopato che ricordano le extrasistoli, quando il cuore ha un battito “in anticipo”, spesso seguito da una pausa.

COL FIATO SOSPESO. Nel nuovo studio, apparso sulla rivistaPerspectives in Biology and Medicine, gli autori rintracciano possibili segni di influenza di aritmie cardiache in altre composizioni. Innanzitutto, il Quartetto per archi n. 13 in Si bemolle maggiore, Opus 130. Il quinto movimento, la Cavatina (si può ascoltare qui), presenta a metà della partitura un cambiamento di ritmo. Beethoven ha annotato questa sezione con la parola tedesca “beklemmt”, che significa “con il cuore pesante”. L’annotazione potrebbe riferirsi all’emozione suscitata dalla musica, ma secondo gli autori il ritmo è evocativo proprio di una sensazione fisica, la mancanza di respiro dovuta alla malattia ischemica.

IL CUORE NELLE ORECCHIE. Anche in altre composizioni, i cambiamenti improvvisi di passo e di chiave coinciderebbero secondo gli autori con specifici disturbi del ritmo cardiaco, per esempio il terzo movimento dell’Opus 110, con una melodia che ricorda la mancanza di fiato legata a un’aritmia tachicardica. «Quando il cuore batte irregolarmente per una malattia, lo fa secondo schemi prevedibili. Ci sembra di sentire alcuni di questi stessi schemi nella musica di Beethoven» ha detto Joel Howell, medico, uno degli autori dello studio. Sempre secondo gli autori, la graduale diminuzione del senso dell’udito potrebbe aver lasciato il compositore ancora più cosciente del ritmo interno del suo cuore, da cui si sarebbe lasciato guidare. Come si dice sia accaduto a Gustav Mahler, un altro grande musicista la cui grave malattia cardiaca trasparirebbe nelle composizioni.

http://www.focus.it/scienza/salute/beethoven-la-musica-gli-veniva-dal-cuore

21 dicembre 2015 Senza categoria Read more

1 2 3 4