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Canzoni di Natale in Sardegna

https://www.youtube.com/watch?v=cu1F4iw90PA

Accogliamo il Natale con alcune canzoni della nostra tradizione.
Nella playlist sono presenti:

Corale Vivaldi, Maria Giovanna Cherchi, Su Cuncordu Iscanesu, Carla Denule, Tazenda, Coro Logudoro Usini.

 

Brani:

1- Adeste Fideles (Corale Vivaldi) 
2- Astro del Ciel (Corale Vivaldi) 
3- Ave Maria (Maria Giovanna Cherchi) 

4- Bennènnidu (Su Cuncordu Iscanesu) 

5- Cantate domino (Corale Vivaldi) 
6- Drommi (Carla Denule) 

7- E sarà Natale (Tazenda) 

8- Exultate justi (Corale Vivaldi) 

9- Give me that old time religion (Corale Vivaldi) 

10- Halleluja dal “Messiah” (Corale Vivaldi) 

11- Holynight (Corale Vivaldi) 

12- Ninna Nanna (Coro Logudoro Usini) 

13- Notte de chelu (Corale Vivaldi) 

14- Oggi a Betlemme (Corale Vivaldi) 

15- Tu scendi dalle stelle (Corale Vivaldi) 

16- Un’istella a mesu notte (Coro Logudoro Usini) 

 

18 dicembre 2023 Senza categoria Read more

Folk Sassarese Giuseppe Manca

Giuseppe Manca, nato e cresciuto a Sassari, ha affermato la sua figura come un’icona della scena musicale locale grazie a una carriera straordinaria, intrisa di un profondo amore per la cultura sassarese. Il suo percorso musicale ha avuto origine con il gruppo folk “La Cumpagnia”, per poi evolversi in una carriera da solista.

Il legame con il Gremio dei Viandanti è stato un elemento significativo nella sua storia. La partecipazione attiva, l’adesione e il ruolo di punto di riferimento per molti anni lo hanno reso una presenza fondamentale all’interno del Gremio, contribuendo con impegno come Obriere e portando avanti con passione le tradizioni radicate nella cultura sassarese.

La sua musica travolgente ha superato i confini di Sassari, conquistando il cuore di chiunque abbia avuto il privilegio di ascoltarla. Nel suo primo album, “Storie di una Vita”, composto da dieci brani, spicca la creazione più celebre: “Faccia di Trudda”. Una canzone che ha catturato il cuore dei sassaresi e oltre, raggiungendo un notevole traguardo con un milione di visualizzazioni su YouTube, diventando un autentico simbolo di appartenenza e identità per la comunità, un inno trascinante che viene cantato da tutto il palazzetto della Dinamo Sassari, 5.000 persone che si uniscono in coro ad ogni vittoria.

Giuseppe Manca non è solo un cantante e compositore di talento, con la sua musica e la sua allegria è diventato un vero e proprio custode delle tradizioni culturali sassaresi, un ponte che collega passato e presente, unendo la comunità attraverso note piene di autenticità e passione.
E’ importante sottolineare che in alcune trattorie di Sassari, ogni giovedì sera, le serate si animano con l’esecuzione dal vivo delle sue canzoni.
Resta un grande protagonista, un faro luminoso per le nuove generazioni e fonte di ispirazione musicale, un personaggio di spicco della tradizione sassarese.

DISCOGRAFIA

Solista
– 
Storie di una vita (2004)
– Dedicato a voi (2006)
– Lu pizzoni di me ziu (2009)

Gruppo folk La Cumpagnia
– 
Ammenti passaddi (2006)

(Scritto e redatto da: Eleonora Frau)

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Faccia di trudda
https://www.youtube.com/watch?v=7PF2SVKVZ94

Zincu ditti
https://www.youtube.com/watch?v=SppQVhvoTAQ

Mamma e lu cecciu
https://www.youtube.com/watch?v=gmUppNbqfho

L’amori è pasthuddu
https://www.youtube.com/watch?v=WpaWNy4crF4

Me cuginu Amedeo
https://www.youtube.com/watch?v=CWpPf_uNWRo

Boncaminu
https://www.youtube.com/watch?v=Fj9k5usfJ8M

Li mè vintanni
https://www.youtube.com/watch?v=pD21FKnON4k

Ciau Gopà
https://www.youtube.com/watch?v=SxlhWpLU_vA

 

 

 
Gli album di Giuseppe Manca e del Gruppo Folk La Cumpagnia sono disponibili in tutti gli store digitali

Storie di una vita
https://bfan.link/storie-di-una-vita

Dedicato a voi
https://bfan.link/dedicato-a-voi

Lu pizzoni di me ziu
https://bfan.link/lu-pizzoni-di-me-ziu

 

Ammenti passaddi
https://bfan.link/ammenti-passaddi

 

 

 

17 dicembre 2023 Senza categoria Read more

Gli ultimi sognano a colori di Salvatore Morittu e Giampaolo Cassitta (Arkadia)

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L’affascinante e splendida storia di un uomo che ha dedicato l’intera sua esistenza agli ultimi.

Ci sono storie che sono semplici da raccontare; altre che, pur avendo la semplicità al loro interno, nascondono una sinfonia complessa, una musica che si presta a molte letture. Questa è la storia di un uomo che nasce nella terra, vive per la terra e scommette sulla terra per salvare gli uomini, guardando con una certa insistenza il cielo. Quel cielo difficile da decifrare e da ascoltare, quel cielo che è destino e incrocio di scelte. Questa è la storia di una ricerca basata soprattutto sull’uomo e sugli ultimi della terra. Su quelli che nessuno vede e su cui nessuno intende scommettere. La storia di una scelta forte, definitiva, che passa tra mille domande, molte richieste, infinite supposizioni ma con una sola certezza: diventare francescano. È la storia di padre Salvatore Morittu: la sua infanzia, l’incontro con una maestra socialista, l’adolescenza, il convento. E poi il divenire sacerdote – “prete operaio” –, gli anni che sconvolsero l’Italia, la contestazione, fino al suo alacre lavoro per il recupero degli ultimi, di coloro che oramai sono abbandonati da tutti. In queste pagine, raccontate insieme allo scrittore Giampaolo Cassitta, padre Salvatore Morittu ci consegna una vita sempre accanto a chi viene scartato da una società distratta e veloce, ci dimostra che scommettere sull’uomo è un punto di arrivo per provare che la bellezza del creato è gioconda e immensa. Come aveva immaginato San Francesco d’Assisi. Padre Morittu ci consegna una bella storia: una storia di esistenze e di uomini che cercano il senso della vita, che incrociano il suo sguardo e le sue parole e finiscono per far parte di una grande comunità cristiana. Questa storia è una grandissima lezione di umanità raccontata come un romanzo.

Salvatore Morittu, francescano dell’Ordine dei Frati Minori, sacerdote dal 1972, laureato in Teologia Biblica e in Psicologia, nel 1980 ha fondato a Cagliari la prima comunità in Sardegna per i tossicodipendenti, la “Comunità San Mauro”. Successivamente ha fondato la “Comunità di S’Aspru” (Siligo), di “Campu ’e Luas” (Uta), i due Centri d’ Accoglienza a Cagliari e a Sassari e la Casa Famiglia a Sassari per i malati di AIDS. Ha al suo attivo numerosi progetti di prevenzione e ricerche sulle dipendenze.

Giampaolo Cassitta, dirigente statale, è autore di fortunati romanzi. Per Arkadia ha pubblicato *il piano zero*(2011) , ha partecipato all’ ontologia di racconti *La cella di Gaudì*(2012), è ritornato al romanzo con *Le destinazioni del cielo*(2014)

Nessuno aveva mani da offrirti su cui aggrapparti. Tranne lui. Ho capito, adesso, perchè la luce colora tutto. Perchè ci sono uomini che sanno accendere gli interruttori giusti e riescono a sorriderti sempre e per sempre. Come Salvatore, le mani che sono riuscite a raccogliere gli ultimi, le parole che ha regalato a quelli come me, che non avevano voce.

Questo ho capito, tra luce e l’ infinito. Non è vero che non ce l’ ho fatta. Non è vero che ho fallito. Ho vissuto e ogni vita vale di essere vissuta se si ha un ideale.

Questa non è la storia di Salvatore ma è anche la mia storia e la storia di tanti altri ragazzi che hanno incontrato questo francescano in mezzo alla strada, in mezzo alla nostra vita. E ha saputo aspettare tutti, nonostante tutto.

“Avevo solo una freccia nel mio arco e sapevo centrare il bersaglio: ero bravo a scuola ed ero sempre disponibile per tutto. A organizzare feste, ad animare la Messa, a cantare canzoni e mi divertivo a scriverne di mio pugno. A volte mi veniva l’ ispirazione mentre pregavo e scrivevo a matita dei versi sui libri di meditazione. Si trattava di un gioco molto infantile, cambiavo le parole a delle canzoni famose, conosciute da tutti. La mia disponibilità, insieme all’ impegno scolastico mi fecero conquistare una certa rispettabilità. Ero considerato uno di sinistra ma creativo, con una certa dose di allegria e una punta di saggezza.
Usavo vecchie strofe e le ricamavo con un certo sarcasmo dedicandole ad amici frati o a certi passaggi che accomunavano la nostra comunità. Era un gioco che mi permetteva di continuare a tenermi allenato, a mantenere le dita sulla chitarra.

Fu un seminarista di Firenze ad aprirmi la strada ad altre novelle.

Una sera, dopo aver cantato e suonato una serie di canzoni, comprese quelle fiorentine, entrate oramai nel mio personale repertorio, si avvicinò e quasi sottovoce mi disse: “ Ho un disco che probabilmente ti piacerà. Te lo posso prestare ma devi stare molto attento, perché se lo scopre il Rettore te lo sequestra e finiamo nei guai.”

Si trattava della Buona novella di Fabrizio De Andrè e, fin dal primo ascolto, fu come ricevere una folgorazione. La ricerca di nuove strade, di nuovi modi di cantare quelle parole sgorgavano da un disco assolutamente nuovo, una voce calda indissolubile, strofe attorcigliate alla musica a volte appena accennata, altre miscelate con cori e con una forza intensa, unica, inimitabile. De Andrè sapeva scrivere e sapeva cantare. Aveva il dono della dolcezza anche quando trattava argomenti ruvidi. Quell’ immagine di Maria, quell’ avventura al tempio, i capelli che quasi corrono “Guardala sciogli i capelli, sono più lunghi dei nostri mantelli”, la frenesia di ricavarne i testi, ascoltando su uno stereo infame e a volume bassissimo perché non mi venisse sequestrato. Ricopiarli in un quaderno o lasciare lo spazio per trovare gli accordi. Provare e riprovare sulla tastiera di una chitarra dove le mani si muovevano voracemente, alla ricerca delle musiche per quelle incredibili e rivoluzionarie parole. Fabrizio De Andrè divenne, soprattutto grazie alla Buona Novella un punto di riferimento, un punto di partenza, un ponte per incontrare l’ uomo, un uomo presentato fragile, peccatore, vizioso, un uomo nudo e frastagliato, un uomo a volte avido, a volte triste, perfido, ultimo. Un uomo capace di osservare con occhi diversi quell’ altro uomo che muore e provarne “dolore”. Fabrizio De Andrè poteva essere uno dei giullari accompagnatori delle parole di Francesco. Con lui, con le sue canzoni, navigammo in un mare gonfio di spruzzi e di onde bianchissime e immense. Io, con il mio amico Rodolfo decidemmo di saltare su quella piccola barca alla ricerca dell’uomo, partendo dagli ultimi cosi come quel padrone della vigna che disse al suo fattore: “chiama gli operai e da a loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”(MT 20, 8). Cominciare sempre dagli ultimi, da chi era assassino e chiedeva cibo e pane, a chi aveva un solco lungo il viso. Dal matto che imparava la Treccani a memoria, all’ impiegato che si ribellava al sistema e decideva di scioperare durante l’ ora di libertà, al suonatore Jones, a chi capitava nella cattiva strada, a Marinella, a Geordie che non rubò mai nessun frutto o fiore raro, a Sally, ad Andrea, ai pastori sardi, agli indiani che tiravano una freccia al cielo per farlo respirare. Io e il mio amico Rodolfo Cetoloni, oggi vescovo a Grosseto, navigavamo dentro un mare impetuoso, alla ricerca di orizzonti lontani e poco segnati, di rotte tutte da tracciare. Ma avevamo l’ uomo con noi. L’ uomo era il nostro tesoro da cercare.

  • Editore ‏ : ‎ Arkadia 
  • Lingua ‏ : ‎ Italiano
  • Copertina flessibile ‏ : ‎ 296 pagine
  • ISBN-10 ‏ : ‎ 886851107X
  • ISBN-13 ‏ : ‎ 978-8868511074
  • Peso articolo ‏ : ‎ 380 g
  • Dimensioni ‏ : ‎ 21.2 x 2.3 x 14.1 cm

 

Disponibile su IBS: https://www.ibs.it/ultimi-sognano-a-colori-libro-salvatore-morittu-giampaolo-cassitta/e/9788868511074

 

https://www.youtube.com/watch?v=YSSRD40upac

https://www.youtube.com/watch?v=ghD_5dUiKfQ

https://www.youtube.com/watch?v=ijEHZufmKU8

https://www.youtube.com/watch?v=2kNwJX6E7pE

https://www.youtube.com/watch?v=3pDyZPBYEFI

https://www.youtube.com/watch?v=f4841jZx7Gc

https://www.youtube.com/watch?v=_lRAdqucy6s

https://www.youtube.com/watch?v=3Xqilt87frc

https://www.youtube.com/watch?v=UP590GHjAUE

 

5 ottobre 2023 Senza categoria Read more

È tempo di cambiare – Rico Femiano in concerto

Rico Femiano, il dominatore delle classifiche della musica neomelodica degli ultimi due anni, si esibirà in concerto sabato 30 settembre alle 21,00 al Palapartenope di Napoli.

C’è grande attesa tra i fan per lo show, durante il quale sono previsti duetti con ospiti a sorpresa.

“Il concerto nel palazzetto – racconta Femiano – per me è stato un po’ una sorpresa. È andato sold out in pochi mesi. Ho sempre sognato e sperato di esibirmi in un palazzetto come il Palapartenope”.

Intervista a Rico Femiano

Rico, lei è un’artista melodico, nelle sue canzoni racconta l’amore. Quanto c’è di lei, del suo intimo, nei suoi brani?

“C’è tutto di me, soprattutto quello che non si riesce a dire sempre con le parole”.

I suoi brani sono molto intensi. Lo scorso marzo è uscito il singolo Muore pe’ mme. Ce ne vuole parlare? Cosa rappresenta per lei questa canzone?

“Grazie per la precisazione. In realtà è il racconto di un amore difficile, tormentato, usando toni leggeri per collocarlo in una versione estiva. Dando così un ritmo latino al quale sono molto affezionato”.

Cos’è per lei la musica e cosa le ha insegnato?

“La musica per me è tutto! Mi ha insegnato soprattutto ad affrontare situazioni molto difficili, tenendo ben presente la mia meta: cantare!”.

Il concerto che terrà il 30 settembre al Palapartenope di Napoli si avvicina. Anche la tensione e l’emozione aumentano?

“Tantissimo (ride, ndr), però sono sereno perché ho preparato il concerto nei minimi dettagli e come l’ho sempre sognato, curandone tutti i particolari. Sarà un concerto vero e proprio con tantissime sorprese”.

Può svelare qualcosa in anteprima per i nostri lettori di Novella 2000?

“Certo, vi svelo una sorpresa: in anteprima, a mezzanotte, quasi alla fine del concerto farò ascoltare a tutti i presenti una mia nuova canzone, che uscirà contemporaneamente su tutte le piattaforme digital store, mentre il video ufficiale sarà su YouTube. Infine, volevo ringraziare il mio manager Pasquale Pennarelli e il mio caro amico Antonio Raio, che hanno permesso tutto ciò. E saluto te, Barbara, e tutti i lettori del vostro settimanale, perché ce ne sono davvero tanti in tutta Italia”.

 

Fonte: Novella2000

 

https://www.youtube.com/watch?v=hI5Ee_PeHJ4

https://www.youtube.com/watch?v=y4ffF25DI3M

https://www.youtube.com/watch?v=fROiXtAR2Tc

https://www.youtube.com/watch?v=Ggg1Sy7FAJs

 

 

26 settembre 2023 Senza categoria Read more

I Candelieri, storia di una tradizione

I Candelieri

La discesa dei Candelieri, “la Faradda di li Candareri” in sassarese, è una festa antica almeno 5 secoli che si celebra il 14 Agosto di ogni anno in onore della devozione alla Madonna dell’Assunta per aver salvato la Città dalla peste che la colpì nel 1652. Le origini della festa in realtà sarebbero più antiche e sembrano derivare da un rito simile praticato a Pisa nel XIII secolo.
Nella città Toscana infatti i fedeli la sera del 14 Agosto portavano in processione la cera votiva all’interno di tabernacoli in legno. È probabile che Sassari, alleata alla repubblica marinara di Pisa, partecipasse con un’offerta. Divenne così consuetudine in città celebrare la festa ogni vigilia di Ferragosto. 

Dal 2013 i Candelieri sono divenuti Patrimonio UNESCO come festa che rientra nella “Rete delle grandi macchine a spalla italiane”. La celebrazione è seguita ogni anno da circa 100.000 persone.

La processione avviene nello stesso identico modo da 5 secoli.
I Gremi partecipanti (al 2023 sono 13) partono da Piazza Castello proseguendo verso il Corso Vittorio Emanuele II arrivano in porta Sant’Antonio, attraversano Corso Francesco Vico fino ad arrivare alla chiesa di Santa Maria di Beatlem dove viene sciolto il voto alle ore 00:00.

 

Gremio dei Braccianti (Gremio di li Carriagi)

È stato ammesso alla Discesa a partire dall’anno 2022.
Ha sede nella chiesa di San Giuseppe nella cappella della Madonna della Mercede e San Luigi Gonzaga.
La bandiera del Gremio è di colore bianco gallonata d’argento. Il candeliere realizzato nel 2002 e benedetto nel 2006 presenta il caratteristico colore marmorino verde con al centro rappresentata la Madonna della Mercede.

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Gremio degli Autoferrotranvieri  (Gremio di li Ferrutranvieri)

Costituitosi del 1938 raccoglieva tutti i trasportatori su gomme e rotaie. Ha sede nella cappella di Santa Maria di Betlem nella cappella di San Giuseppe da Copertino. La bandiera del Gremio è di color vermiglio gallonata d’oro.
Il candeliere è stato realizzato nel 2021 e benedetto nel 2022, ed è caratterizzato dal grande medaglione centrale raffigurante San Cristoforo nell’atto di trasportare Cristo ne fiume Giordano.
È stato ammesso alla discesa nel 2021 ma la partecipazione è avvenuta nel 2022.

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Gremio dei Macellai  (Gremio di li Mazziddaggi)

Il Gremio riuniva tutti i lavoratori della carne. Il candeliere risale circa la XVIII secolo dopo la permanenza nella chiesa della SS. Trinità, è ospitato presso la prima cappella della Chiesa di Sant’Antonio Abate. È stato ammesso a prender parte alla discesa nel 2016.
La bandiera del Gremio è di colore rosso gallonata d’oro.
Il candeliere ha rappresentato nel medaglione al centro del fusto San Maurizio a cavallo.09D77BEF-D703-454E-A236-5724067123F8

 

Gremio dei Fabbri (Gremio di li Frairaggi)

Il Gremio riuniva tutti i lavoratori dei metalli.
Costituitosi nel 1521 ha sede nella cappella di Sant’Eligio nella cattedrale di San Nicola.
È stato ammesso alla discesa nel 2007. La bandiera del Gremio è color amaranto.
Il candeliere realizzato nel 2006 al centro del fusto è rappresentato nel medaglione il Patrono Sant’Eligio. Il capitello è ottagonale. Il peso è di 262 kg.

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Gremio dei Piccapietre (Gremio di li Piccapiddreri)

Il Gremio riuniva gli scalpellini e i cavatori. Originariamente Gremio dei Muratori, si è dotato di statuto autonomo nel 1856. Ha sede nella Cappella di San Salvatore nella chiesa di Santa Maria di Betlem. È stato ammesso alla discesa nel 1956. La bandiera del Gremio è di color celeste gallonata d’argento. Il candeliere è del 1955, caratterizzato dal colore bianco e azzurro, al centro del fusto è rappresentata la Madonna della Salute. Il peso è di 237 kg.

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Gremio dei Contadini (Gremio di li Zappadori)

Il Gremio riuniva tutti i lavoratori agricoli alla giornata e i narbonai. Originariamente parte del Gremio dei Massai, si resero autonomi nel 1803. Ha sede nella Cappella di San Giovanni Battista nella chiesa di Santa Maria. Sono stati ammessi a prender parte alla discesa nel 1937. La bandiera è di colore rosso gallonata d’oro.
Il candeliere è settecentesco ed è caratterizzato da un colore verde tenue. Al centro del medaglione è raffigurato il Battesimo di Cristo. Nel 2019 il vecchio candeliere, reso inutilizzabile dagli anni, è stato sostituito. Il peso è di 194 kg.

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Gremio dei Falegnami (Gremio di li Masthri d’ascia)

Il Gremio, riuniva tutti i lavoratori del legno sia di arte che di carpentieri. Originariamente parte del Gremio dei Muratori si è reso poi autonomo nei primi dell ‘800. Ha oggi sede nella Cappella di San Giuseppe nella chiesa di Santa Maria di Betlem. È stato ammesso alla discesa nel 1921. La bandiera del Gremio è azzurra gallonata d’oro.
La festa patronale è dedicata a San Giuseppe. Il candeliere è del 1921 ed è caratterizzato dal colore bianco con al centro un drappeggio con gli strumenti del mestiere. Il peso è di 164 kg.

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Gremio degli Ortolani (Gremio di L’Orthurani)

Il gremio riuniva i piccoli coltivatori agricoli in proprio.Fondato nei primi decenni del XVII secolo, ha sede nella Cappella delle Anime del Purgatorio della chiesa di Santa Maria di in Betlem. Hanno sempre preso parte alla discesa dal primo anno nel 1531. La bandiera del Gremio è di colore verde gallonata d’argento.
Il candeliere originale è seicentesco, tuttavia nel 1989 il Gremio utilizza una copia dello stesso. Sopra la tela è raffigurata la Patrona della Madonna del Valverde. Il peso è di 291 kg.

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Gremio dei Calzolai (Gremio di li Cazzuraggi)

Riuniva tutti i lavoratori della pelle per le calzature e i calzettai. Costituitosi nel 1564 ha oggi sede nella Cappella di Santa Lucia del Duomo di San Nicola. La bandiera è di colore amaranto gallonata d’oro. Il candeliere originale è andato disperso. Il Gremio utilizza un cero realizzato nel 1924 di colore bianco, caratterizzato dalla presenza di quattro colonnine attorno al fusto con rappresentati i martiri Turritani. Il peso è 205 kg.

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Gremio dei Muratori (Gremio di li Frabbiggamuri)

Il Gremio riuniva tutti i costruttori della città. Fondato nel XVI ha oggi sede nella cappella della Madonna degli angeli della chiesa di Santa Maria in Betlem. Hanno sempre preso parte alla discesa dal primo atto nel 1531. La bandiera del Gremio è di colore celeste gallonata d’argento. Il candeliere settecentesco, è caratterizzato dalla raffigurazione di tre angeli che reggono gli strumenti del mestiere. Il peso è di 229 kg.

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Gremio dei Sarti (Gremio di li Trapperi)

Il Gremio riuniva tutti i sarti e modisti. Fondato nel XVI secolo ha sede nella cappella della Madonna di Monserrat della chiesa di Santa Maria in Betlem. Ha sempre preso parte alla discesa dal 1531. La bandiera è di color giallo oro.
Il Candeliere è settecentesco, ed caratterizzato dalla presenza, unico fra tutti i candelieri, di un braciere ardente in cima al fusto, aggiunto nei restauri ottocenteschi. Nel 2015 il Gremio ha sostituito il vecchio candeliere con una copia dell’originale. Il peso è di 257 kg.

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Gremio dei Massai (Gremio di li Massai)

Il Gremio riuniva tutti i proprietari terrieri della città. Fondato nel XVI ha sede nella Cappella dell’Incoronazione della Madonna delle Grazie della chiesa di San Pietro in Silki. Ha sempre partecipato alla discesa dal 1531.
La bandiera è color paglierino gallonata d’argento. Il candeliere originale è settecentesco e ha rappresentata la Madonna delle Grazie. È stato sostituito da una copia nel 2015 a causa di inutilizzo dell’originale.  

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La vestizione

La mattina del 14 agosto vi è il rito della vestizione, ogni Gremio preleva dalla propria cappella patronale il Candeliere privo degli addobbi tipici della festa. Dopo una breve preghiera i Candelieri vengono trasportati fino all’abitazione dell’Obriere o alla sede sociale del Gremio, dove ha inizio la cerimonia di vestizione.

Svolgimento

L’ordine di discesa si basa dagli ultimi inseriti alla processione.
I Braccanti, Autoferrotranvieri, Macellai, Fabbri, Piccapietre, Viandanti, Contadini, Falegnami, Ortolani, Calzolai, Sarti, Muratori e Massai. È tradizione che i Sarti e i Muratori alternino la loro posizione di anno in anno.

La parte finale invece, rappresentata dall’entrata in chiesa (nel 2023 a causa del rifacimento della chiesa di Santa Maria il voto si svolgerà nella piazza antistante all’entrata) come da tradizione è stabilito dalle antiche regole che i primi ad entrare siano i Massai proseguendo in ordine inverso rispetto alla sfilata.

Documentario

Nel 1996 fu girato un documentario a cura di Andrea Parodi “I Candelieri discesa del 1996”.
Tra i tanti documenti sulle feste e le tradizioni popolari della Sardegna, questo lavoro proposto da Andrea Parodi spicca per una caratteristica assai particolare: la quasi totale assenza di commenti. E’ una scelta coraggiosa ed intelligente dettata da diversi motivi, fra tutti, quello di lasciare la parola alle immagini, che parlano, più d’ogni altra, la lingua misteriosa che solo agli occhi è dato capire.

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https://www.youtube.com/watch?v=a7ljlDVBm9k

 

 

Fonti: Sito Candelieri Sassari e Wikipedia
Fonti foto: Dal Web

10 agosto 2023 Senza categoria Read more

Dimónios, la storia dell’Inno della Brigata Sassari

“Le Bande militari esistono per ispirare e incoraggiare, ricordare la storia di un Popolo e scandirne la marcia verso il futuro”.

La Brigata Sassari è una delle unità militari italiane più prestigiose al mondo, famosa per il suo impegno e la sua determinazione in battaglia.

Tuttavia, ci sono anche altri aspetti che rendono la Brigata così importante e prestigiosa, tra cui il suo stile e i suoi valori, che rappresentano in modo esemplare l’identità e la cultura della Sardegna.

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Il tutto concentrato in maniera geniale nell’ inno “Dimónios”, voluto nel 1994 dal 28° Comandante, il Generale Nicolò Manca, scritto con felice ispirazione dall’ allora capitano Luciano Sechi, musicato in seno alla Banda e adottato in via definitiva dal 30° Comandante, il Generale Gian Gabriele Carta.

“Dimónios” è storia, musica, appartenenza ma anche solidarietà e nel 2006 abbracciò il progetto Avis che ebbe come titolo: “La musica e l’impegno di chi ha nel cuore la speranza”

La Brigata Sassari, in collaborazione con il quotidiano regionale “La Nuova Sardegna”, promosse una campagna informativa e di sensibilizzazione per la donazione del sangue attraverso la realizzazione e la distribuzione, a mezzo stampa, dell’edizione aggiornata dell’album musicale “Dimónios”, contenente 11 famosi brani, tra cui il celebre inno dei “Diavoli Rossi”, registrato presso lo Ziqqurat, Studio di Mario Francesconi e prodotto dalla Tronos Digital, etichetta discografica di Sassari, e della Banda della Brigata Sassari.

La campagna ebbe lo slogan “La musica e l’impegno di chi ha nel cuore la speranza. …aiutaci anche tu a darle due ali per farla volare !”

Il CD fu commercializzato attraverso tutte le edicole della Sardegna in abbinamento al quotidiano. Il ricavato delle vendite, del valore di € 25.000, fu interamente devoluto all’AVIS Regionale della Sardegna.

A rendere “Dimónios” un successo internazionale è stato l’ impegno collettivo della Banda della Brigata guidato dal Capo Musica Andrea Atzeni che si racconta nel libro intitolato “Musica, Dimónios!” scritto da Alessandro Garau, titolare di MondoBande.it

Atzeni racconta la sua passione per la musica fin da bambino, tramandata dal padre anch’esso Capo Banda, e gli inizi della sua carriera: l’iniziale trasferimento a Roma e l’ingresso nell’Esercito, il ritorno nella sua terra, la Sardegna, e il primo incarico a Macomer, per poi venire nominato Capo Musica a Cagliari, nella Caserma “Monfenera” che è sempre stato il “teatro dei suoi sogni” fin da bambino.

Successivamente l’incarico più blasonato, diventando il primo Capo Musica nella storia della Banda della Brigata Sassari, dedicando gran parte della sua vita alla stessa e alla musica, vivendo i suoi quarant’anni di carriera nell’assoluto rispetto di valori imprescindibili come la famiglia, gli affetti, le amicizie, la passione per la musica, l’amore ed il senso di appartenenza per la propria terra.

Una storia ricca di aneddoti e contornata da grandi soddisfazioni e meritati successi, narrata in prima persona e condita con un pizzico di ironia che vi invitiamo a leggere.

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https://www.amazon.it/Musica-Dim%C3%B3nios-Musicale-Brigata-Sassari/dp/B0BW384RFF

Per capire l’ importanza, il valore, l’ apprezzamento che ha l’inno “Dimónios” in tutto il territorio sardo, nazionale e internazionale vi invitiamo a leggere i preziosi commenti presenti su Youtube e le tantissime visualizzazioni dei video, qui di seguito ne citiamo alcuni tra i più significativi:

“Non sono sardo, ma ad ascoltare l’inno della Brigata Sassari, mi vengono i brividi.”

“Un grande inno che esprime tutta la forza e la fierezza del popolo Sardo!!”

“Non sono sarda ma amo questa terra meravigliosa ed il suo popolo indomito e questo inno mi commuove”.

https://www.youtube.com/watch?v=aR1uPuHOxXw

https://www.youtube.com/watch?v=3pt97jTM0eE

https://www.youtube.com/watch?v=F2XQOcs-45Q

 

30 giugno 2023 Senza categoria Read more

CANTI SACRI DELLA SARDEGNA

Una Raccolta che unisce i più bei canti sacri del Patrimonio culturale della Sardegna.

Dall’album La grande musica della Sardegna:

Brani presenti nell’album:

1- S’Annunziata – Tenores di Bitti
2- Libera me, Domine – Cuncordu de Orosei
3- Su sonu de sa prufassoni – Cuncordia a Launeddas
4- Gosos (su Redentore) – Tenore de Silanus “Santu Laurettu”
5- Magnificat – Coro Santa Rughe Orosei
6- Pregadoria – Andhira
7- Deus est su pastore meu – Coro Simaxas
8- Santu – Coro Di Luras su Bubugnulu
9- Deus ti salvet Maria -Coro Polifonico “Sant’Anastasia” di Buddusò
10- Golzos de su Rimediu – Coro Santa Rughe Orosei
11- Sa pastorella – Cuncordia a Launeddas
12- Anghelos cantade – Tenores di Bitti
13- Tzeleste tesoro (ninnu de Pasca ‘e Natale) – Cuncordu de Orosei
14- Is Goccius – Cuncordia a Launeddas
15- Miserere – Coro di Nuoro
16- Ave Maria – Coro Santa Rughe Orosei
17- Magnificat de s’incontru – Cuncordu de Orosei
18- Rosario – Elena Ledda

5 aprile 2023 Senza categoria Read more

Josè Bragato e il Duo Perfetto

Due musicisti, componenti del Duo Perfetto ci invitano all’ incontro con Josè Bragato, una figura importantissima della scena musicale dell’ America del Sud che ha avuto una vita ricchissima, fu un grandissimo violoncellista ma anche un compositore, un arrangiatore, un docente. Ha incrociato le vicende della Grande Storia e anche le vicende della storia della musica di Paesi diversi, a partire naturalmente dall’ Argentina. Questo è un viaggio che inizia in Italia e che ha attraversato tutto il Ventesimo Secolo. Josè Bragato è morto a 101 anni nel 2017. Nasce a Udine ed è uno dei quattro figli di una coppia di artisti. Il padre era musicista e la vita dello stesso piccolo Giuseppe si sviluppa in ambito musicale, ha dei doni evidenti di musicista. Nato nel 1915 entra al Conservatorio nel 1925. Fatto curioso, Josè Bragato, grandissimo violoncellista, inizia la sua formazione come pianista, entra al Conservatorio come un eccellente pianista e nascono cosi i suoi studi. La vita in quel periodo è molto difficile nel Friuli-Venezia Giulia come del resto per tanti italiani. Diversi italiani prendono le navi  e vanno dove si può  trovare una vita migliore, in particolare nell’ America del Sud, in Argentina, lo fanno nel 1927 la madre e i fratelli e l’ anno dopo, con suo padre, Josè comincerà il suo viaggio, un viaggio che non dimenticherà, questa traversata oceanica che lo porta nella sua nuova Patria, in Argentina. E’ qui che comincia il nostro di viaggio, che scopriremo tappa dopo tappa incrociando la vita di Josè Bragato  e come si sviluppa la sua storia incrociando la musica di Ennio Morricone, Robert Schumann e quella di Astor Piazzolla. Il Duo Perfetto, (Robert Witt al violoncello e Clorinda Perfetto al pianoforte)non soltanto nel nome ma anche nella composizione, lo fanno raccontandolo attraverso la sua musica.

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Concerto del Quirinale
https://www.raiplaysound.it/audio/2022/03/I-concerti-del-Quirinale-del-27032022-b6a6e00e-945c-4843-99e9-562a7885b654.html

Omaggio a Josè Bragato
https://www.youtube.com/watch?v=5HVvHT6MeaM

Se que te perdi
https://www.youtube.com/watch?v=Ld-wyYiAjII

Milontan
https://www.youtube.com/watch?v=VJ2PUPtM5uc

Para Elsita
https://www.youtube.com/watch?v=pZ-VSBM_5kc

Ricordi di una Patria lontana, lacrime e altre lingue hanno foggiato in me l’urgenza di conoscere meglio la mia famiglia paterna, Bragato, mio padre, miei zii e i miei nonni. Cosa passava nell’ animo di questa famiglia di Udine che tanto aveva fatto per la cultura di quella città, un bel giorno decisero di lasciarla per rifare la loro casa cosi lontana da Buenos Aires? Con grande volontà e segretezza ho ricomposto un puzzle nella mia mente e nel mio cuore finchè un bel giorno decisi di intervistare i due zii musicisti, Bruno, Enrico e mio padre, tutti i musicisti che seguivano una tradizione di famiglia che mi rende orgogliosa. Le zie e i nonni non c’erano più ma mi avevano lasciato molte informazioni, nonna Erminia mi raccontava dei tedeschi, che hanno dovuto rifugiarsi nella sua spaziosa casa di via Giovanni da Udine 10 durante la Grande Guerra e di come incinta del mio papà, insieme al marito, suo suocero e mio prozio erano scampati dalle bombe rifugiandosi nei campi dei dintorni. Mi raccontò di un Sacerdote dal nome Luigi Bragato che ha lasciato la Benedizione per sette generazioni dei Bragato e da chi aveva nelle sue mani a quel tempo il suo giornale personale che aveva scritto quando era confessore di Maria Anna di Savoia Imperatrice d’Austria. Per me erano favole anche se con il tempo ho potuto confermare che effettivamente Luigi Bragato era stato confessore nel regno Austro-Ungarico e che era stato cofondatore dell’ ordine dei Sabatini. Ma se era cugino o no del bisnonno Luigi Bragato non l’ ho mai saputo, era la storia della mia famiglia che io ascoltavo con grande entusiasmo, anche per me è stato un’enigma difficile da risolvere. Con il tempo ho potuto avere più dati su Josè Bragato di Udine che aveva vissuto a cavallo di due secoli diciannove e venti. Si parlava molto del prozio Giuseppe Bragato scrittore e studioso che aveva scritto diversi libri e che aveva ricoperto un incarico presso la biblioteca civica della città, ma era molto malato e morì a quarant’anni a casa di suo fratello ossia mio nonno Enrico. Mio padre, mi disse nonna Erminia,  si chiamava Giuseppe, proprio in onore del fratello di suo marito perché era morto nel settembre del 1915 e papà nacque un mese dopo, il 12 ottobre di quell’anno. Papà a sua volta mi raccontava, suo nonno, il suo bisnonno Josè Bragato lo invitava sempre a fare una passeggiata dov’ era nata nonna Erminia e solo ben trentadue chilometri tra andata e ritorno c’ è il ponte del Diavolo, laddove la nonna lavava i panni sulle sue sponde e dove a mia zia piaceva passeggiare e che morì a Montevideo nel 1935. Seppi che nonna Erminia lavorava in fabbrica quando aveva otto anni e che sposò giovanissima Enrico Bragato, falegname artistico che la portò a vivere nella sua città.
Ricordo mio nonno che lavorava la terra, che faceva il vino a casa e sorrideva, un uomo di poche parole ma tanta dolcezza sul volto anche se i figli riconoscevano un carattere forte. Da tutti loro è nato questo libro I Bragato nella musica dell’ Argentina, generosa, che si è sviluppata nel mio paese, figli degli immigrati che non dimenticano le loro origini, nascono, vivono e cosi moriremo con il cuore spezzato in due metà nella Patria dei nostri genitori, l’ altra metà nella nostra stessa patria. Siamo di qua e di là, ecco in queste pagine un pezzo del mio cuore Argentino Friulano.
IL TANGO
Il tango è diventato la ragione della nostra vita fino al 1955. Papà e Piazzolla iniziano una delle più commoventi amicizie del mondo musicale in cui famiglia, viaggi, amici e assenze fanno una fusione affascinante e angosciante. Da allora abbiamo vissuto il rapporto di un tango profondo e intenso, quello che non era accaduto con molti altri musicisti passati nella nostra casa sarebbe accaduto con l’avanguardia del tango. Papà conserva l’ amicizia, prova di tutto per Astor Piazzolla, per il fratello che la vita gli ha dato lasciò la direzione orchestrale e si dedicò a generare la musica di Astro, fare l’ orchestrazione che Piazzolla non sapeva fare. Ammiro il talento e  l’impegno che ha avuto papà per il suo grande amico. Mentre succedeva tutto questo, mamma, mia sorella eravamo a una festa di tango che non avrebbe avuto la fine ci aspettava e che si intrecciava con la nostra vita a ogni passo, tutto sembrava essere segnato dal destino, a volte un triste sogno di solitudine, un sogno di puro tango.

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Piazza XX Settembre. Foto Brisighelli. Archivio Friuli. Neg. INV 536; 11941

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Dove seguirli:
Sito Web: https://duoperfetto.com/
Canale Ufficiale Youtube: https://www.youtube.com/@robertwitt620
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Spotify: https://open.spotify.com/artist/517ndrzU9Li2JcIgylsGTi

 

10 febbraio 2023 Senza categoria Read more

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