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Il ballo sardo

Il ballo sardo è la danza tipica tra le più antiche della Sardegna, accompagnata principalmente da voce, launeddas, chitarra e organetto. Il ballo rappresenta un momento di aggregazione sociale nato storicamente per celebrare una caccia abbondante e la riuscita di un buon raccolto, radunati attorno a un fuoco(come tutt’ ora si svolge in alcuni paesi) ci si tiene per mano o per le braccia formando un cerchio che ruota in senso orario.

Come la Sardegna si divide in varie zone geografiche, ognuna avente una propria identità culturale da cui ne derivano lingua, usi, costumi e tradizioni, il ballo ha diverse tipologie di danze che cambiano a seconda del territorio in cui ci troviamo, ne citiamo alcuni: “Su ballu antigu” è il più antico e veniva ballato in piazza durante le feste paesane accompagnato da una voce singola o dal canto a tenore. “Su ballu tundu” è un ballo gioioso che viene eseguito praticamente in qualsiasi festa, sagra o manifestazione, specialmente in Barbagia.

I ballerini sono disposti formando un cerchio (tundu = tondo), da cui si stacca a turno una coppia che balla ponendosi in evidenza. “Su passu torrau o sa Mamujadina” ballo originario di Mamojada, le persone anziane dei paesi vicini, Orgosolo, Oliena, Nuoro, Ollolai, ancora oggi lo chiamano sa Mamujadina, pare si sia diffuso in occasione dei festeggiamenti in onore dei santi Cosma e Damiano, che per l’occasione venivano ospitati nelle ‘umbissias (stanzette), i novenanti del circondario che vi soggiornavano per l’intero mese di settembre. Attualmente questo ballo si è diffuso in tutta la Sardegna. ” Sa danza” Ballo originario delle zone come guilcier, marghine, barigadu e mandrolisai viene danzato in modo circolare e a manu tenta, o a coppie disposte l’una di fianco all’altra che si tengono per mano.

Ancora oggi il ballo sardo viene tramandato di generazione in generazione e ballato anche dai bambini in varie manifestazioni e ricorrenze.

 

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Il ballo sardo per combattere il Parkinson, la scoperta dell’Università

https://www.sardiniapost.it/cronaca/ballo-sardo-combattere-parkinson-la-scoperta-delluniversita/

Non solo riabilitazione e farmaci: tre mesi continuativi di “Ballu tundu” sono capaci di migliorare l’equilibrio, la mobilità funzionale, la capacità di esercizio e la qualità di vita dei pazienti con malattia di Parkinson. Una terapia che nasce dalla tradizione, fa bene e migliora il quadro sintomatologico del Parkinson: il ballo sardo può essere ora annoverato tra le scelte riabilitativo-motorie per i pazienti.

È quanto emerge dallo studio scientifico “Sardinian Folk Dance for Individuals with Parkinson’s Disease: A Randomized Controlled Pilot Trial”, ideato e realizzato da un’equipe integrata del dipartimento di Scienze Mediche e Sanità Pubblica della quale fanno parte Lucia Cugusi e Paolo Solla, autori principali della ricerca. Lo studio, finanziato dalla Fondazione di Sardegna, è in fase di pubblicazione sulla rivista scientifica statunitense “Journal of Alternative and Complementary Medicine”, e ulteriori esiti della ricerca troveranno spazio nei prossimi, più importanti congressi internazionali di settore.

Il progetto, fa parte di un filone di ricerca che rende omaggio alla più antica tradizione della Sardegna, della quale fa parte il ballo sardo, esaltandone le qualità preventive e riabilitative. È emerso che la pratica di questa attività comporta un miglioramento di molteplici variabili funzionali, come l’equilibrio, la lunghezza del passo, la capacità di esercizio, la forza degli arti inferiori insieme alle più conosciute sintomatologie non-motorie come la depressione, l’apatia e i disturbi cognitivi.

Lo studio è stato condotto su venti pazienti sardi di entrambi i sessi, con diagnosi di malattia di Parkinson da circa 5 anni e ha avuto una durata complessiva di quasi due anni, necessari per la programmazione di tutte le fasi valutative, l’attuazione del programma di ballo e la divulgazione e pubblicazione degli esiti progettuali. La prevenzione e la terapia, quindi, sono ancora una volta da ricercare, nella millenaria tradizione sarda. L’equipe, coordinata da Giuseppe Mercuro, ha avuto la collaborazione dell’Unità operativa complessa di Neurologia dell’Aou di Cagliari diretta da Giovanni Defazio, dei bioingegneri delle Università di Cagliari (dottor Danilo Pani) e Sassari (dottor Andrea Cereatti), dell’esperto e maestro di ballo sardo Emanuele Garau e dell’associazione Team Kayak Sardegna.

In forma ballando

 

 

 

 

 

 

 

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=iOzHeG6wnow

https://www.youtube.com/watch?v=fXU19xUj5Ls&t=1963s

 

Fonti: Alcune frasi sono state estrapolate dal sito Wikipedia

 

 

 

9 settembre 2020 Senza categoria Read more

Cantos a Kiterra – Parte Audio

25 agosto 2020 Senza categoria Read more

Cantos a Kiterra

Andrea Parodi, nel 1998 presenta un progetto discografico a cura di Pandela e Tronos contenente un book-let di 96 pagine (Italiano – Inglese) con introduzione di Pietro Sassu e Paolo Scarnecchia, e un cd con i più popolari canti interpretati da alcuni dei protagonisti del periodo, di questa inconfondibile forma di canto monodico in lingua sarda e gallurese. Canti accompagnati dalla chitarra e dalla fisarmonica prevalentemente eseguiti in forma di competizione. Come anticipato nel libretto “E’ questo un tipo di canto unico nelle sue modalità espressive ed esecutive, un canto sospinto dall individualismo. Si sarebbe tentati di definirla una prova di forza vocale, una sorta di trasporto sonoro della balentia che contraddistingue l’ orgoglioso e rude carattere sardo, una cavalcata a ostacoli di progressiva difficoltà, fiero vivaio polifonico che con il suo sapore arcaico è immagine sonora dell’ isola.”

Buon Ascolto e Buona Lettura.

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21 agosto 2020 Senza categoria Read more

Gobbule Sassaresi

https://www.youtube.com/watch?v=99Hm86GodQk

La gobbula letta e ascoltata oggi da l’idea di una comunicazione viva e vera come un bisogno e una necessità.
La gobbula è un modo di affrontare la vita, la povertà, il lavoro con dignità e ironia, è un modo di raccontare frammenti di vita quotidiana riportandone l’essenza, il senso, la durezza e la caparbietà che valorizza un popolo di grandi lavoratori.
La gobbula oggi rappresenta il profumo del pane e della terra, la dimensione fiabesca dei bambini che giocando per le vie della città improvvisavano canti che con la loro ironia rendevano vivo e magico il centro storico della città. Si viveva molto il presente e il futuro non era un problema ma un’opportunità perché il niente si trasformava in tutto.
In ogni racconto vi è una grande ricchezza imparagonabile alle nuove tecnologie, seppur avanzate, ma che ne hanno stravolto e spento la semplicità e uno sguardo più attento all’essenza vera delle cose, una ricchezza che in silenzio si è spenta dentro una vita ben diversa, più facile a livello pratico ma più difficile per contenuti, valori, fantasia, cultura e un saper fare che ha perso di autenticità andando a regredire sempre di più nelle generazioni successive per via di un netto cambiamento storico e sociologico .
La gobbula è fonte di un inestimabile patrimonio perché  un albero con il tempo e le stagioni cambia le foglie ma non le radici.
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Archi, Via Decimario

La Gobbula è la Regina della poesia sassarese.

Il contenuto di tali componimenti, rigorosamente in dialetto sassarese, era principalmente di buon augurio, ma dato lo spirito tipicamente sassarese non mancava la giusta dose di ironia e sarcasmo, da cogliere in un testo all’apparenza privo di senso, come nella maggior parte delle filastrocche popolari.

Una delle gobbule più famose, quella riservata alla sera dell’Epifania, è quella intitolata A cantemmu a li Tre Re ovvero Cantiamo ai Tre Re Magi  “parenti stretti”, linguisticamente parlando, dei Tres Reis spagnoli, popolo dominatore dal quale la città di Sassari ha assorbito influenze nel dialetto, mescolandole alle radici toscane e corse ed a quelle liguri.

A cantemmu a li Tre Re                                              Cantiamo ai Tre Re
Deu zi dia dugna bè                                                     Dio ci mandi ogni bene
Cantu n’ha auddu minnannu                                      Quanto ne ha avuto mio nonno
Eddu era cozzu e lagnu                                               Lui era povero e magro
Bibia brodu di nappa                                                  Beveva brodo di rape
Marandadda la sò cappa                                            Mal ridotta la sua cappa
Mar’e peggiu lu sumbreri                                           Assai più il suo cappello
Lu babbu sottu a Figheri                                            Il babbo servo di Figheri
La mamma sijvidora                                                   La mamma domestica
La figliora era signora                                                La figlia una gran dama
La purthaba a ipassiggià                                            La portava a passeggio
Li puniani li bozi                                                         La prendevano in giro
Dédizi carigga e nozi                                                  Date fichi secchi e noci
E prunardha si vi n’ha                                               Prugne secche se ne hai
E prunaldha si vi n’è                                                  Prugne secche se ce n’è
A cantemmu a li Tre Re                                             Cantiamo ai Tre Re

Fonte: https://www.14bnb.it/le-gobbule-sassaresi/

https://www.youtube.com/watch?time_continue=5&v=_6CFqtWWX9o&feature=emb_title

Nel sassarese la Gobbula assume la forma di composizione satirico-augurale e si presenta come una recitazione a carattere iterativo tra un parlante e un coro di voci maschili, femminili o miste, oppure come un canto monodico maschile con l’accompagnamento di tamburello basco chiamato Trimpanu. https:// www. reteitalianaculturapopolare. org/archivio-partecipato/item/ 2787-la-gobbula-sassarese- nella-tradizione-orale-e- scritta.html

La Gobbula è frutto di una ricca attenzione da parte della città nei confronti delle proprie radici culturali con un occhio di riguardo rivolto alla matrice popolare e contadina che rimane nelle tradizioni non ancora cancellate o stravolte da modelli di cultura urbana più evoluti.

La Gobbula è poesia, è augurio, ma anche e soprattutto racconto che rappresenta un ‘autentica forma di trasmissione orale di vicende ispirate a fatti di vita, quotidiana o meno, dove la realtà per ironia si mescola alla fantasia con dialoghi che non tralasciano nessun dettaglio per attirare l’ attenzione più viva di chi ascolta diventando cosi un patrimonio inestimabile che abbraccia le radici linguistiche, culturali, storiche e musicali della città di Sassari.

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Centro storico di Sassari, Vicolo Scala Mala

Canzunetti, Giogghi, Filastrocchi e Gobbuli

TERESA MANNU

Note su Teresa Mannu e su un quaderno ritrovato

Salvator Ruju inizia la raccolta “Sassari véccia e nòba” con la poesia Lu pani fatt’in casa, dedicata a sua mamma, Teresa Mannu. Quando sua madre era già molto anziana, il figlio Salvatore, consapevole dell’importanza di queste significative espressioni della cultura popolare e del forte rischio che andassero disperse, chiese alla mamma di trascrivere in un unico quaderno tutti i testi della tradizione orale di cui era ancora depositaria. Teresa, che era dotata di una straordinaria memoria (e che forse potè anche giovarsi dall’aver conservato alcuni fogli volanti che nell’Ottocento circolavano nella case del popolo), accettò volentieri la proposta, compilando con cura e attenzione il manoscritto che è stato ritrovato qualche anno fa conservato tra le carte del poeta.

Il suo quaderno ha inizio con Lu baddu tondu di Cicciu Mariottu, il giuoco cantato dai bambini durante il giro tondo, non inserito in questo volumetto perché compare già nella raccolta di Gino Bottiglioni . Così come non si è riprodotta la filastrocca che ha come primo verso L’aria è imbugiada, un testo che, secondo quanto riferì il Nurra, veniva cantato dai ragazzi sassaresi quando il cielo si annuvolava. Dei bambini sassaresi parla anche Giuseppe Ferraro (raccolse alla fine dell’Ottocento più di un migliaio di mutos della Sardegna settentrionale e del Nuorese) ricordando che giravano spesso per le vie accompagnando i loro canti “ con sonaglierie di cavalli e battendo tamburelli” . Non a caso anni dopo, quando il Marielli preparò il libro di cultura regionale per le scuole elementari dedicato alla Sardegna, inserì nel suo almanacco popolare anche alcune filastrocche in sassarese. Una parte dei testi compresi nel quaderno di Teresa Mannu venivano infatti probabilmente recitati con cori cantilenanti da gruppetti di pizzinni pizzoni che con la loro simpatica e beffarda ironia vivacizzavano il centro storico cittadino.https://www.salvatorruju.it/wp-content/uploads/2020/02/Nota-su-Teresa-Mannu-in-Sassari.pdf

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Centro Storico di Sassari, Via Decimario

La  comitiva dei questuanti spesso concludeva la Gobbula con una strofetta nonsense accompagnata da rudimentali “strumenti”, come una coppia di cucchiai usati come nacchere, due coperchi battuti come piatti di banda, talvolta un organetto a bocca. E’ un caso di “musica selvaggia”, secondo una definizione dei rumori e dei suoni abbinati a rituali collettivi particolarmente festaioli, come i cortei di Carnevale e le “serenate” fatte per le nuove nozze di due vedovi. Il testo della strofetta è il seguente: Mamma tutirù e tutà/ Di mezzu rià, di mezzu rià. ( Per rià si intendeva “un soldo”, comunque il valore monetario più piccolo)

Le voci di Sassari. Gobbule e altri canti (A cura di Pietro Sassu) ℗ Nota

Lu Manzanu chizu chizu                   La mattina presto presto

Senza mancu iscì lu soli                    Prima che sorga il sole

Lu pobaru zappadori                         Il povero zappatore

S’avvia a lu sò disthinu                     Si avvia al suo destino

Una zucchita di vinu                         Una zucca col vino

Un pani e una mela                           Un pane e una mela

Si piglia la sò griviera                      Porta la sua gruviera

Dui soldha di rigottu                        Due soldi di ricotta

Fattu fattu e a trottu                         Dietro di lui al trotto

Già s’ avvia lu cucciuceddu            S’incammina il cagnolino

Eddu cun l’occi bassi                      Lui con gli occhi bassi

Paga li tassi                                       Paga le tasse

E lu cani si n’ affutti                       E il cane se ne frega

 

Mamma mi zi passu in l’ orthu              Mamma passo per l’ orto

Si lu veggu da luntanu                           Se lo vedo da lontano

Si mi vedi l’ urthulanu                           Se mi vede l’ ortolano

Mi zi passu lizi lizi                                 Passo lungo il confine

Sicundi lu chi mi dizi                            Secondo ciò che dice

Zi lu mandu in bon’ ora                        Lo mando alla buonora

Fozia acciarà la figliora                       Faccia affacciare sua figlia

Aggiu di dilli dui parauli                      Devo dirle due parole

in casa v’ aggiu li tauri                         In casa ho i tarli

 

A Z’ent’anni li padroni                           Cen’ anni ai padroni(di casa)

Si zi dassedi cantà                                   Se ci lasciate cantare

Un pattu vi vogliu fà                               Un patto voglio fare

Non ni vogliu inscì in gherra                 Per evitare una guerra

Noi andemmu  terra terra                     Noi procediamo terra-terra

Che li cristhiani vibi                               Come vive ogni cristiano

Tanti inoghi e tanti inchibi                     Uno qua uno la

Faba non non ni li vuremmu                 Fave non ne vogliamo

Tutti li dinà chi femmu                         I soldi che procuriamo

Li pinimmu a occi a sori                     Li asciughiamo al sole

Cariga di bon saori                              Fichi secchi saporiti

Dedizinni in cantidai                            Dateci in quantità

Un piattu a li leccai                             Un piatto ai lacchè

A li chi ponini fattu                            A quelli che si aggregano

A noi un bon piattu                            E a noi un buon piatto

Di chissa cariga bona                        Dei fichi secchi migliori

A zent’ anni la padrona                     Cent’anni alla padrona.

 

https://www.youtube.com/watch?v=kc3P50iRHzw

https://www.youtube.com/watch?v=uXrvZTwJTdI&feature=emb_title

https://www.youtube.com/watch?v=e7AuvUnjMIk&feature=emb_title

https://www.youtube.com/watch?v=L0nsVxm2oz4&list=OLAK5uy_kHk5dIz0LdTAG2YEPwIQUfEUoObVBWmGA&index=12

 

19 giugno 2020 Senza categoria Read more

Canto a cuncordu

Come il canto a tenore, anche quello a cuncordu è di norma a quattro parti maschili, ciascuna delle quali viene eseguita da un solo cantore specializzato che secondo tradizione è membro di una confraternita laicale.
Vi sono – o v’erano fino a poco tempo fa – delle eccezioni notevoli, costituite da repertori a cinque parti (come quello di Aggius) e a tre parti (a Bono), come pure l’esclusiva appartenenza a una confraternita oggi si verifica in pochi paesi – come Castelsardo e Santu Lussurgiu – mentre esistono diversi gruppi di cantori formati interamente da non confratelli.

L’occasione principale del canto a cuncordu è costituita dai riti paraliturgici della Settimana Santa e in particolare dalle cerimonie del venerdì santo. Diversi da paese a paese, tali riti prevedono percorsi processionali e alcune azioni drammatiche – “s’incravamentu” (la crocefissione) e soprattutto “s’iscravamentu” (la deposizione) – che rappresentano i momenti principali della Passione. Ogni momento del rito prevede uno specifico brano a cuncordu: solitamente si tratta di versioni locali del Miserere e dello Stabat Mater.

Tutti i repertori di canto a cuncordu comprendono altresì brani con testi non religiosi e d’argomento profano che hanno tuttavia una struttura musicale del tutto simile a quella dei brani con testo religioso in latino.

I canti popolari vennero influenzati dai canti gregoriani introdotti tramite le confraternite religiose ed in particolar modo dalla confraternita della Madonna del Rosario, nata nel 1605 sotto l’ impulso dei frati Domenicani di Sassari.

Ecco alcune località dove, durante i riti della Settimana Santa, è possibile oggi ascoltare il canto a cuncordu: Castelsardo, Santu Lussurgiu, Cuglieri, Orosei, Aidomaggiore, Bonnannaro, Bortigali, Bosa, Nughedu San Nicolò, Galtellì, Ghilarza, Aggius, Irgoli, Sennariolo, Tempio Pausania.

Per ulteriori info: https://www.sardegnacultura.it/j/v/258?s=20349&v=2&c=2700&t=7

https://www.youtube.com/watch?v=bC9rcyTkb8w

https://www.youtube.com/watch?v=lbn7xC3MZcQ

https://www.youtube.com/watch?v=y9lk3ORA4cM

https://www.youtube.com/watch?v=5EbkgMTWc50

https://www.youtube.com/watch?v=ZNOazsouAOA

https://www.youtube.com/watch?v=pH0KbhcERmM

https://www.youtube.com/watch?v=8vek_AZ2u-c

https://www.youtube.com/watch?v=YUvSX2RAVLQ

https://www.youtube.com/watch?v=D8EZhjkxlow

https://www.youtube.com/watch?v=R0UpzHhiJAU&list=OLAK5uy_nKohyFwg-LCdbSkLqj9AEp30SC5l4UC_A&index=3

https://www.youtube.com/watch?v=Z8A8Hmvi0lg&list=OLAK5uy_nKohyFwg-LCdbSkLqj9AEp30SC5l4UC_A

https://www.youtube.com/watch?v=2CgLJ6nIO5U&list=OLAK5uy_kEEkK6AuuQbYTjXuZXQe8D90AkW_5-GzE

https://www.youtube.com/watch?v=PGKi0AAmeJA

 

 

14 maggio 2020 Senza categoria Read more

Tazenda – A nos bier

In attesa che i tempi siano propizi per presentare e lanciare il loro nuovo lavoro inedito completo, e per non deludere coloro che lo aspettano, I Tazenda hanno deciso di presentare un nuovo singolo, ed il relativo video clip, tratto appunto dal prossimo album. Diamo il benvenuto a “A nos bier”! “Una curiosità molto interessante è che questo brano scritto circa tre anni fa sembra, e non senza un alone di mistero, parlare in modo chiaro della situazione attuale.” (Luigi Marielli, autore del brano) Ecco la traduzione ed il significato in italiano del testo di “A nos bier”. “C’è un lunghissimo fiume di vita che entra nella mia anima Fino a farmi venire la febbre e farmi male alle ossa. Vi auguriamo di essere tutti liberi e anche voi augurateci di essere liberi. Vi vogliamo liberi e vogliamo essere liberi Tuoni e lampi, pioggia e foschìa, noi dobbiamo andare a casa. Ci rivedremo. Ci rivedremo e saremo migliori”. Il 6 maggio è una data importante per i Tazenda. Una ricorrenza sessantennale per qualcuno di loro. Per questo hanno deciso di festeggiarla con questa nuova canzone, ed un video clip curato da Massimilano Tanda e per ovvie ragioni realizzato stando tutti rigorosamente a casa, che comunicano positività, voglia di vivere, uscire, lavorare, ballare. Un buon auspicio per rivederci presto. Nel frattempo “a nos biere” sarà disponibile su tutte le piattaforme digitali. Il ricavato dalle vendite sarà donato all’Istituto Casa Serena del Comune di Sassari, una struttura che si occupa di anziani parzialmente o non autosufficienti e che deve affrontare il contagio di oltre metà degli ospiti e la decimazione del personale addetto per via delle quarantene, ma che fortunatamente sta facendo fronte al problema di organico grazie Agli sforzi della Coop. A.S. che gestisce i servizi, all’A.T.S. Che sta fornendo infermieri e a numerosi volontari OSS. Il contributo che deriverà da questa operazione servirà ad acquistare dispositivi di protezione individuale per tutti questi operatori, per i quali ne l’istituto ne la Coop. riescono a far fronte economicamente e che sono fondamentali per poter operare. “Oggi, anche noi ci sentiamo impotenti e indifesi come tanti, ma vogliamo provare a reagire contribuendo con questa semplice modalità ad aiutare chi versa in condizioni più problematiche. Se è possibile stiamo sereni, stiamo fiduciosi.” Tazenda.

 

https://www.youtube.com/watch?v=3GF2J7LUYxA

7 maggio 2020 Senza categoria Read more

Canto a Tenore – Patrimonio dell’Umanità

Si ritiene che il canto a tenore sia nato come l’imitazione delle voci della natura: su bassu imiterebbe il muggito del bue, sa contra il belato della pecora e sa mesu boche il verso dell’agnello, mentre il solista sa boche impersona l’uomo stesso, colui che è riuscito a dominare la natura.

Ulteriori info: https://it.wikipedia.org/wiki/Canto_a_tenore

Col termine “tenore” (in alcuni paesi si usano i sinonimi “cuncordu, cussertu, cuntzertu, cunsonu, cuntrattu”) si intende sia il canto stesso sia il coro di quattro cantori che lo esegue.

L’area di diffusione attuale del canto a tenore è piuttosto vasta e comprende oltre sessanta paesi del centro nord dell’isola.

Il canto a tenore rappresenta oggi, per le giovani generazioni, un concentrato simbolico identitario, anzi si potrebbe dire che il tramonto o l’affievolirsi di altri simboli lo ha caricato ancor più di tali significati.

Ulteriori info: https://www.sardegnacultura.it/j/v/258?s=20336&v=2&c=2700&t=7

 http://www.sardegnadigitallibrary.it/argomenti/musica/

Il canto a tenore  è stato inserito dall’UNESCO tra i Patrimoni orali e immateriali dell’umanità ed è perciò considerato “Patrimonio intangibile dell’Umanità”, data la sua unicità.

https://vimeo.com/60954366?fbclid=IwAR1SEn32Sow1vYhosrxyHNpMMUheyIm0-hJf8xv2rtYEQdU4JdPToPxeKFw

https://www.youtube.com/watch?v=obO7b1qkniY

https://vimeo.com/60954366?fbclid=IwAR1SEn32Sow1vYhosrxyHNpMMUheyIm0-hJf8xv2rtYEQdU4JdPToPxeKFw

https://www.youtube.com/watch?v=zdR07Pw52rU

https://www.youtube.com/watch?v=e3ExQN8ECSQ

https://www.youtube.com/watch?v=1Gz1NdgmyFU

https://www.youtube.com/watch?v=bZ_B2QH2PFw

https://www.youtube.com/watch?v=bMfPi5kGkkU

4 maggio 2020 Senza categoria Read more

La Musica al tempo del COVID-19

“Ed ecco che la morte scompare quando appare la vita”

 Forse è racchiuso in questa frase di Giorgio Gaber il significato della musica da quando la vita del mondo intero è cambiata per sempre dall’inizio di questa guerra “silenziosa” piombata nelle nostre vite trasformandone il tempo e le distanze.

La musica, pandemia potente, guerra dentro una guerra, pandemia contro pandemia. L’invenzione di una terrazza mai come in questo periodo è stata più utile, chi per evadere, chi per simpatia, chi per necessità, chi per comunicazione, chi per stare a contatto con il cielo, e ognuno mettendo al centro della propria espressione LA MUSICA. Ogni terrazza del mondo unita dallo stesso dolore espresso in musica, musica di ogni genere, di ogni tipo, musica che oscilla tra gioia e sofferenza, cantata e suonata da ogni età, dai bambini agli anziani, con appesi striscioni dipinti in arcobaleni con la scritta: ” IO RESTO A CASA – ANDRA’ TUTTO BENE”.

Il virus non ha fermato gli italiani, non ha fermato il mondo, la musica, quasi a esorcizzare questa pandemia, continua a fruire nelle case e fuori nei vicoli, altrimenti silenziosi e deserti.

La MUSICA tra centro di polemiche e centro di incredibile Rivoluzione è stata l’ aspetto più significativo di un periodo che quasi sicuramente nel futuro si studierà tra i libri di scuola, che si potrebbe definire forse la “Terza Guerra Mondiale”.

La MUSICA è entrata negli ospedali, è entrata negli occhi e nel cuore carico di stanchezza e di dolore di tutti gli operatori sanitari in una battaglia dove non ci sono gradi ma solo Uomini e Donne che combattono per lo stesso obiettivo: LA VITA!

La musica è entrata in ogni casa ed è uscita da ogni casa in comunicazione con l’altra, dalla gente comune agli artisti più conosciuti. Il fermento musicale sembra addirittura amplificato e la voglia di suonare e ascoltare musica è soddisfatta dai numerosi live che gli interpreti offrono gratis attraverso i loro canali social.

Stanno nascendo anche tanti nuovi brani che raccontano, più o meno direttamente, la vita ai tempi dell’emergenza coronavirus in città e nel mondo. Sono diversi gli artisti che nelle ultime settimane hanno lanciato in Rete canzoni che, quando non trattano direttamente il tema Covid-19, sono comunque un modo per raccogliere fondi a sostegno delle strutture sanitarie o per raccontare il disagio di restare chiusi in casa per un tempo prolungato.

La musica sembra aver assunto, per chi resta a casa e per chi è in ospedale, un ruolo psicologico terapeutico.

Nell’ambito della musica, sicuramente a soffrire di più per questa epidemia saranno i concerti, il Live Music con dietro tutta la filiera di migliaia di persone disoccupate . L’hashtag lanciato è stato quello del #iosuonodacasa, tramite il quale è stata indetta anche una raccolta fondi tramite l’Associazione Nazionale Cantanti Italiani, per aumentare i posti letto nei reparti di rianimazione e l’acquisto di attrezzature sanitarie.

Forse le perdite potrebbero essere  in parte compensate da nuovi abbonamenti ai servizi di streaming da parte di persone costrette loro malgrado a casa.

Come la vita dovrà riorganizzarsi in ogni sua forma e settore, la musica dovrà trovare una strada alternativa a Eventi in teatri, piazze, locali, music live su drive-in a concerti che hanno sempre portato alla successiva voglia di riascoltare un brano in macchina, durante un viaggio in treno o una corsa nel parco, seppur con difficoltà la musica dovrà adattarsi a un sistema di cambiamento e comunicazione globale. Il Coronavirus non ferma la musica: a Colonia, in Germania, una band locale, i “Brings”, hanno tenuto un concerto davanti a un pubblico di spettatori seduti comodamente in auto, come se fossero al drive- in. Questo per mantenere le distanze utili a frenare il contagio: ogni auto poteva ospitare al massimo due adulti e un bambino. L’obbligo di rimanere in auto è stato assicurato dalla security che ha vigilato sul rispetto delle norme.

La musica è abbraccio e per quanto la soluzione momentanea del Drive-in possa permettere di assaporare un briciolo di normalità, la speranza è che ritorneremo ad abbracciarci e ad emozionarci insieme sopra lo stesso palco e sotto lo stesso cielo senza divisori, che la musica suonata sopra i tetti sia la speranza di un miracolo vittorioso della volontà dell’uomo come rappresentazione della vita stessa.

https://www.youtube.com/watch?v=7LbM8ZIP7pU

https://www.youtube.com/watch?v=dv-bW_vCfnU

https://www.youtube.com/watch?v=y6UQtdnHdIE

https://www.youtube.com/watch?v=ese942oRc6c

https://www.youtube.com/results?search_query=medici+che+cantano+i+radiohead

https://www.youtube.com/watch?v=0ggg_iCrE6I

 

 

 

 

24 aprile 2020 Senza categoria Read more

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